Riflessioni

Lo specialista di ago e filo

Ogni credente dovrebbe porsi sempre come obiettivo quello di ricucire, chiedendo al Signore di essere usato perché il filo robusto del Suo Amore ponga rimedio anche agli strappi più laceranti.


Ricucire richiedere tempo e pazienza

Ago e filo cuciono, rattoppano, uniscono ogni strappo, ogni lacerazione. Anche il cristiano è chiamato a essere un sarto: uno specialista di ago e filo. Quante volte si può, si deve cucire ricucire uno strappo? Fino a settanta volte sette: sempre insomma (Matteo 18:22).
Com’è facile fare un strappo! È un attimo! Ma per ricucire, per riparare quello strappo, bisogna passarvi sopra non so quante volte con ago e filo. Un atto di impazienza, uno sgarbo, una parola incauta, un gesto fuor di luogo possono rompere o comunque incrinare seriamente un rapporto.

Ma quanti atti d’amore occorrono per ricucirlo! Quanto impegno ci vuole per riparare a un’offesa! Per ogni strappo bisogna trovare l’ago giusto e il filo adatto, per colore e spessore, alla stoffa lacerata, e che non stoni con le cuciture precedenti.
Così non c’è un modo di amare uguale per ogni persona. I gesti per riparare uno strappo non sono uguali perché non sono uguali le persone con cui si ha a che fare. Ognuno va avvicinato tenendo conto dei suoi gusti, del suo linguaggio, della sua sensibilità.

Non c’è un modo di salutare e nemmeno un modo di parlare che vada bene per tutti.
A stoffa nuova rattoppo nuovo; a stoffa vecchia rattoppo vecchio. Una toppa nuova su una stoffa vecchia la strapperebbe. “Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono” (Matteo 12:15). È la massima dell’apostolo Paolo, l’arte del “farsi uno” con ciascuno, con tutti. E’ facile lasciarsi ingannare da cuciture apparenti, ad esempio nel comprare un paio di scarpe, possiamo trovarci davanti a cuciture fatte al solo scopo di mascherare incollaggi non riusciti. Ecco dunque un’altra regola d’oro: saper distinguere le cuciture vere da quelle finte!


Per ricucire occorre un filo robusto!

L’amore tende sempre a riannodare gli strappi. Ma attenzione alla qualità del filo!
Possiamo aver scelto rattoppi della stoffa più forte o più preziosa che esista, ma se non usiamo un filo adatto e resistente la riparazione non riuscirà bene. Filo scadente: scadente risultato.  Solo il filo robusto dell’amore di Dio può riannodare i rapporti tra fratelli.

I rapporti cuciti dall’amore umano, interessato, egoistico non sono autentici e durano ben poco. L’amore che cuce fino alla fusione dei cuori è soltanto quello che viene da Dio. “Così noi, che siamo molti, siamo un sol corpo in Cristo” (Romani 12:5). Beate la famiglie, benedette le comunità dove ci sono persone unite da questo tipo di amore. Farei un monumento all’ago e al filo, che insieme creano vere opere d’arte! Basta osservare un vestito: in fondo sono solo pezzi di stoffa, ma sono stati cuciti armoniosamente insieme, seguendo un piano razionale e collaudato dall’esperienza.

Proprio pochi giorni fa, passando a salutare mio cugino Carlo nel suo negozio di sartoria, ho visto sul tavolo di lavoro, adagiati e tristemente abbandonati ago, filo, tagli di stoffa, carta da modelli, spilli... Gli arnesi di lavoro che ero abituato a vedere nelle sue mani operose sono ora inerti, immobili, inutilizzati... Carlo è malato, a letto. Manca la mano dell’artista.
Questo fatto mi ha fatto riflettere e desiderare di comunicare anche a voi le mie riflessioni.

Ago e filo, in mano al sarto, non sanno cosa fa l’artista: il loro valore sta nell’essere in mano sua, nel lasciarsi usare da lui, nel fidarsi ciecamente della sua perizia.

E io, se voglio cucire, ricucire ed essere strumento di unità nella famiglia, nella chiesa, nel posto di lavoro, fra le persone, non devo fare altro che pormi nella mano del Sarto divino, l’unico capace di servirsi di me per il Suo meraviglioso piano: riannodare ogni strappo! “Beati quelli che si adoperano per la pace perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).