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I medici ora cercano delle risposte scientifiche,
ma è nella fede che si trova la risposta


Ho avuto un'infanzia difficile e sofferta già dall'età di sei anni, quando i miei genitori iniziarono a separarsi. Nella casa dove vivevo e nella mia famiglia, iniziò una grande confusione: mio padre era un uomo violento e molto spesso picchiava mia madre, per vari motivi che non conosco, e di conseguenza lei andò via di casa abbandonandoci tutti. Iniziò così, insieme ai miei due fratelli di età minore della mia, il periodo più difficile e doloroso della mia giovinezza. Mio padre lavorava tanto e non poteva badare ai figli, così subentrò la mia nonna paterna che si prese cura di noi, ma nonostante tutte le sue attenzioni, io soffrivo della mancanza di affetto dei miei genitori e nello stesso tempo cresceva l'odio nei loro confronti per tutto ciò che stavo vivendo. Questa situazione creò in me molti sensi di colpa perché mi ritenevo responsabile della tragedia familiare.

Conducevo la mia vita con tutto ciò che comporta, come andare a scuola, fare sport ecc., non posso dire che mio padre mi abbia fatto mancare qualcosa delle cose materiali, ma era ben altro ciò che desideravo! Sono andata avanti così con sentimenti di amarezza e chiusa in me stessa fino all'età di 22 anni, quando mio padre morì, lasciandomi sola con due fratelli ancora minorenni da accudire e la responsabilità del suo lavoro da impresario edile da portare a termine, cosa che non avevo mai fatto prima. Fu allora che tutto mi crollò addosso perché ogni cosa divenne pesante da sopportare. Nell'arco di due anni la mia vita precipitò ancora di più, perché fallii nel campo che mio padre mi aveva affidato, e fallii anche con i miei fratelli: non avevo più le forze né la testa di badare a loro, così ognuno di noi cresceva in balia delle onde. Iniziai ad odiare me stessa, prendevo tutto ciò che la vita mi offriva, ribellandomi a tutto e a tutti. Un giorno, però, qualcuno mi offrì anche la droga, dallo spinello all'eroina e nell'arco di cinque anni toccai il fondo degli abissi, distruggendo me stessa più di quanto non lo fossi già.

Una sera tornando dalle mie solite storie di droga e stanca di quella vita sporca, mi ricordai che c'era un Dio e Lo pregai di aiutarmi ad uscire da quel tunnel. Il giorno dopo Egli mise in me la Sua forza per smettere con la droga, e nel frattempo venni a conoscenza dell'esistenza di un centro per tossicodipendenti, così nel giro di un mese entrai nella comunità, dove mi parlarono di Gesù e mi misero una Bibbia in mano dicendomi che il Signore era la soluzione dei miei problemi. Quello che di più mi colpì all'inizio, era quell'amore profondo che mi davano, proprio quello che mi era mancato e dissi a me stessa: "Finalmente ho trovato una famiglia".

Il cammino fu duro e difficile perché mano a mano che conoscevo Gesù e leggevo la Bibbia, dentro di me si verificava una grande pulizia, perché iniziarono a cadere quei sentimenti negativi che in 30 anni avevo accumulato. Imparai ad amarmi perché Dio mi amava, imparai di nuovo con fatica ad avere fiducia negli altri, ma soprattutto iniziai a fidarmi del Signore, accettando il Suo amore, il Suo perdono. Perché tutto questo divenisse realtà ho dovuto perdonarmi per ciò che avevo fatto a me stessa. Gesù ha messo ordine dentro di me e nella mia vita. Posso dire che in comunità ho iniziato a vivere una nuova vita con Cristo ed è proprio come rinascere di nuovo.

Ho trascorso due anni e mezzo in questo centro dopodiché mi sono avviata per entrare nella società e condurre una vita diversa da quella di prima. Le tentazioni e le lotte erano tante ed io da sola dovevo compiere delle scelte. Compresi quanto era importante Gesù per me, perché stare lontano da Lui era un tormento per la mia anima, così LO accettai nella mia vita come personale Salvatore nella Chiesa Cristiana Evangelica ADI di Pontedera (PI), dove ubbidii al battesimo in acqua. Oggi posso dire che Gesù ha stravolto in meglio la mia vita, nella Sua grande misericordia mi ha dato un marito, anche lui salvato e mia figlia Daniela che ora ha quattro anni. In Gesù ho trovato tutto, la vera pace, il vero amore, la gioia indescrivibile e diversa da quella che il mondo mi aveva sempre offerto.

Purtroppo con l'esperienza che feci nel mondo della droga mi portavo dentro una conseguenza triste: ero diventata sieropositiva! Quando realizzai del tutto questa mia situazione il mio cuore si rattristò, perché capii che poi sarei entrata in AIDS e ciò mi avrebbe portato alla morte. Così iniziai a chiedere a Dio di guarirmi, ma avevo nella mente il versetto che dice: "La mia grazia ti basta", allora pregavo il Signore che mi desse la forza di accettare il mio stato di salute e di avere fede in Lui perché già aveva fatto in me grandi opere.

Nel frattempo ero seguita dal centro infettivo di Lucca, dove ogni tre mesi andavo per sottopormi alle analisi ed ogni volta l'esito sbalordiva il medico, perché il mio stato di salute andava migliorando anziché peggiorare. In cuor mio sapevo che Dio era all'opera e dicevo: Signore se mi vorrai guarire sarò felice, ma se non lo farai ti amerò lo stesso. I medici mi consigliarono di fare un'analisi piû approfondita per accertare la mia sieropositività. Il test risultò negativo, Gesù mi aveva guarita del tutto! Oh che gioia fu per la mia famiglia e tutta la comunità di Pontedera. Ora i medici cercano delle risposte scientifiche, ma la scienza non può nulla, è nella fede che si trova la risposta perché queste sono le opere di Dio, il Dio dell'impossibile, Colui che quando inizia un'opera la porta a termine!

Ringrazio Dio che un giorno ha steso la Sua mano nell'abisso dov'ero sprofondata tirandomi a Sé ed ha iniziato ad operare nella mia vita, Colui che mi guida e mi tiene al sicuro.
In Ebrei 11:1 è scritto: "Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono".

A. Santangelo