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Luigi Arcangeli (1901-1976)


II giorno 15 ottobre 1976, il Signore ha chiamato a sè uno dei più anziani fratelli nella fede della chiesa di Roma. In un “batter d’occhio” il fratello Luigi Arcangeli ha lasciato la sua spoglia terrena per volare con la sua anima nella presenza del Signore. Dopo un’attiva mattinata, non si risvegliò più dal riposo pomeridiano. Senza dolore, senza sofferenze, senza rimpianti.

Era nato nel settembre del 1901 e si era convertito all’Evangelo nel 1919, in seguito alla testimonianza accettata da sua madre, Marianna Mattei, e portata a Roma da un fratello in visita temporanea dagli Stati Uniti.

Il nucleo che subito si formò a Roma ebbe sin dall’inizio l’impronta della potenza imperativa dello Spirito Santo. Il fratello Arcangeli ne fu fortemente toccato. Dalle semplici riunioni nelle case, si formò presto una radunanza. E con la conversione di un amico della famiglia Arcangeli, il costruttore edile Ettore Strappaveccia, divenne realtà il bisogno del gruppo, perchè questo fratello non solo adibì a luogo pubblico di culto una vasta sala, ma si alternò col fratello Arcangeli nella cura spirituale della nascente comunità.

Il fratello Arcangeli cominciò a predicare il Vangelo fin dall’età di 22 anni e continuò a predicare regolarmente, con la semplicità e col fervore che solo l’entusiasmo di chi ha trovato in Cristo “il tutto” può esprimere. Al pulpito di Via Adige 20, si alternavano fratelli che il Signore dotava di parola di sapienza; a quei tempi io ricordo bene mio padre, il fratello Strappaveccia, il fratello Nello Gorietti, il fratello Gioacchino Toppi ...

Molti furono gli attacchi sui giornali di Roma, che accusavano questi ferventi cristiani delle cose più impensate e di fanatismo. Molti furono i clienti che il fratello Arcangeli perse nel suo negozio di latteria. Ma la curiosità spinse altri a venire a rendersi conto personalmente di che cosa parlavano i giornali, e rimanevano invece compunti e toccati dalla Parola di Dio predicata con la potenza dello Spirito Santo. Venivano per deridere e beffeggiare “i tremolanti” (come venivano chiamati i nostri fratelli), ma rimanevano a piangere nei banchi o in ginocchio, chiedendo perdono e salvezza al Signore. E anime nuove, in gran numero, si aggiungevano ogni giorno alla chiesa curata da questi fratelli.

Uno dei ricordi più cari del fratello Arcangeli, di cui spesso parlava, fu la visita del fratello Smith Wigglesworth, intorno al 1930, che venne con un gruppo di altri credenti inglesi ed indiani, di ritorno da un convegno in Inghilterra. Anch’io ricordo questa circostanza. Nel suo cuore rimase l’eco dei canti di quei bei giorni gloriosi: “Del Vangelo la campana - suona ancora per me a per te” (The Gospelbells are ringing) , e ”Jesus saves, Jesus saves”. Altre care visite di cui spesso parlava furono quelle dei fratelli Lombardi, Palma, Di Gregorio, tutti da Chicago.

I giorni di libertà per predicare durarono fino alla guerra italiana in Etiopia. Da quell’anno, 1936, fu tolta ai fratelli pentecostali la libertà di tenere culti pubblici. Il locale fu chiuso per ordine della polizia e la chiesa fu costretta a riunirsi a gruppi in varie case. I fratelli principali si presero la responsabilità di organizzare regolarmente le riunioni. Durante i nove anni che seguirono, nessuno dei culti fu mai rimandato, nè quelli tenuti durante la settimana nè quelli della domenica.Tutto doveva essere fatto di nascosto.Per non essere facilmente rintracciabili dalla polizia, i fratelli alternavano le case che venivano coraggiosamente offerte dai fedeli per teneri i culti. Si cantava sottovoce.Si tenevano nascosti innari e Bibbie. Si entrava e si usciva dalle case con cautela. I battesimi che il fratello Arcangeli celebrava venivano fatti nelle vasche da bagno. Spesso ricordava con un sorriso quando una volta dovette amministrare dei battesimi in un abbeveratoio per vacche, ed un’altra volta in un grosso tino per schiacciare l’uva a Velletri. Ed in quei posti egli vi si recava (e conduceva noi figli) in bicicletta, senza difficoltà, perchè in gioventù era stato corridore ed aveva  anche vinto delle gare di ciclismo. D’estate ci si faceva coraggio e ci radunavamo all’aperto, fuori Roma, lungo le rive del Tevere o in luoghi seminascosti ed allora potevamo cantare e pregare ad alta voce, senza paura. Un pomeriggio, trasportati dalla gioia di poter cantare liberamente, ripetemmo più volte il coro dell’inno di chiusura. Tanto bastò per dar tempo alla polizia di circondarci ed arrestare tutti. Noi bambini e le mamme fummo rilasciati, ma gli uomini passarono la notte nella camera di sicurezza della polizia. Dopo lunghi interrogatori, e dopo aver ricevuto un severo divieto di continuare a tenere le riunioni, il giorno appresso furono rilasciati anche loro.

Intanto era scoppiata la seconda guerra mondiale. Gl’interventi della polizia e le diffide contro il fratello Arcangeli e gli altri aumentavano. Era sempre più difficile organizzare le riunioni di culto. Ma nessuno dei fratelli mancò mai al suo appuntamento, ed i servizi continuarono senza interruzione. A volte, il fratello Arcangeli, appena tornato dal lavoro, non aveva nemmeno il tempo di cambiarsi i panni bagnati per la pioggia ma indossava solo una giacca presentabile e si affrettava verso la casa in cui doveva presiedere il culto e predicare. Non erano tempi di scuse e rimandi: la cura della chiesa veniva presa con serietà; così le anime venivano incoraggiate ed anime nuove si avvicinavano al Signore. Il 5 luglio 1946 la polizia riuscì a fare una retata generale, irrompendo contemporaneamente nei tre posti in cui si tenevano i culti. Tutti gli adulti furono tenuti in carcere per un mese. Poi, i fratelli principali furono dichiarati dei sovversivi, ed i fratelli Arcangeli, Gorietti ed altri cinque ricevettero la condanna a tre anni di confino obbligatorio. La sorella Elvira Arcangeli si trovò improvvisamente senza il sostegno del marito, con sette figli piccoli di cui prendersi cura. Ma nelle lettere che ci scriveva dalla prigione, nostro padre c’incoraggiava a confidarci nel Signore. Ed il Signore veramente si prese cura di noi.

Finalmente, con la caduta del fascismo, i fratelli ottennero la libertà e ritornarono alle loro case. I culti continuarono. Mio padre riprese le visite ai malati e alle anime nuove.

Dopo la liberazione dell’Italia e la fine della guerra, il Signore ci aiutò ad affittare un locale per tenervi le riunioni ed un giovane fratello, Roberto Bracco, fu eletto pastore della chiesa avendo la possibilità di potersi occupare più completamente dell’opera. Il fratello Arcangeli rimase anziano ed insieme ad altri prese a curare regolarmente nascenti gruppi di fedeli nei dintorni di Roma.

Fino ai suoi ultimi giorni di vita, lo studio della Bibbia e le notizie del mon­do cristiano furono oggetto d’interesse per mio padre. S'interessava dell'andamento del lavoro cristiano in Italia e lo fece molto gioire il fatto che ora vi è nei locali dell’orfanotrofioBetania” a Torlupara, una stazione radio evangelica pentecostale, che trasmette l’annun­zio della salvezza.

Coi figli lo ricordiamo non come un padre puntiglioso, pesante e pedante, ma come un uomo gioviale, amico, sensibile e magnanimo. La migliore memoria che ognuno di noi può lasciare dietro di sé.

Maria Arcangeli Acacia

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