Dalla delinquenza alla nuova vita
Mi chiamo Itaru Miyasaka, sono originario di Tokyo, ma vivo in Italia dal 1990.
È stato il Signore a cercarmi e ha voluto rivelarsi per mezzo del Suo meraviglioso Evangelo. Non era obbligato a farlo perché io stesso non mi curavo affatto di conoscere Dio, anzi vivevo nel peccato, ma Egli ha avuto misericordia di me e ha steso la mano potente in Cristo Gesù. Infatti, quando ripenso ai miei ventisette anni passati senza Cristo, mi vergogno dell’ignoranza e dell’insensatezza in cui vivevo. La mia vita di quegli anni era davvero priva di un significato reale, immersa nella solitudine e soprattutto colma di peccato.
Sono l’ultimo di cinque figli di genitori che svolgevano la propria attività nell’ambito dell’istruzione. Mia madre era cresciuta ricevendo insegnamenti cristiani, perché suo padre era un predicatore dell’Evangelo (purtroppo non l’ho conosciuto). Da lei, però, non avevo mai sentito parlare di Gesù in famiglia, anche se fece in modo che frequentassi una scuola materna gestita da una chiesa evangelica. Fino all’età di sette anni mi recavo sempre alla Scuola Domenicale insieme con una delle mie sorelle.
Quando poi, per volontà di mio padre, cominciai a frequentare una scuola elementare molto nota e particolare, smisi di andare in chiesa perché la scuola organizzava degli eventi e delle gite domenicali. Mio padre era fiero di quella scuola e mi accompagnava spesso anche perché in quel tempo lavorava al liceo che aveva sede nello stesso istituto. Proprio nella vita scolastica, però, nacquero in me dei sentimenti d’inferiorità e di ribellione ai valori che mi circondavano. Li covavo dentro e non li facevo trasparire, ma aumentavano sempre di più. Criticavo in silenzio quei valori bollandoli come ipocrisia, ma io stesso vivevo nutrendomene ogni giorno come gli altri. Quando mi rendevo conto della mia falsità, mi sentivo malissimo.
All’età di tredici anni i miei atteggiamenti interiori cominciarono a manifestarsi violentemente: ero sempre più attratto dai cattivi costumi e dalle volgarità e mi vantavo della ribellione. Cominciai a fumare e a guidare moto rubate, ecc. Ma ero sempre insoddisfatto e triste. Naturalmente un liceo che si vantava della sua istruzione “migliore” rispetto a quella impartita altrove, non poteva tollerare la presenza di uno studente del genere. Il preside consigliò che me ne andassi e io l’accettai. Si può immaginare quanto dolore provocò questa decisione nel cuore dei miei, soprattutto di mio padre, anche se da anni non lavorava più al liceo perché si era trasferito all’università. Così iniziarono gli anni più difficili della mia vita. La Bibbia afferma: “Quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà” (Gal. 6:7). Avevo cercato il male ed ora ne dovevo gustare l’amarezza. Mi ero ribellato a tutti ed ora tutti mi abbandonava. Ero completamente solo e depresso, anche se continuavo a studiare. Mi diplomai ma non riuscivo a trovare una ragione valida per continuare a vivere. A volte, per paura di incontrare qualcuno rimanevo nella mia cameretta per molti giorni, sognando delle cose che non si sarebbero mai realizzate.
Un giorno mia madre, anche lei disperata, mi consigliò di cominciare a disegnare perché lei insegnava Arte. Aveva pensato che fosse l’unica possibiltà rimasta per tirarmi fuori da quella situazione. Infatti, quando ero piccolo amavo molto dipingere ed ero molto bravo. Ripresi a fare qualche disegno e mi appassionai immediatamente. Cominciai a frequentare una scuola d’Arte. Mi sembrava di aver trovato un mezzo per afferrare qualcosa di reale e solido, a tal punto che spesso dipingevo senza mangiare né dormire. Nonostante ciò non riuscivo a lenire le ferite del mio cuore né a cancellare il senso di colpa per ciò che avevo commesso in passato. Anche durante questo periodo ebbi dei dispiaceri e delle delusioni.
Un giorno del 1989, decisi di venire in Italia perché cambiando l’ambiente e liberandomi da tutti i vecchi legami potessi cominciare una vita nuova, come se uno dipingesse su una tela bianca. Nel 1990 mi trasferii definitivamente in Italia e m’iscrissi all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Proprio mentre mi preparavo per l’esame di ammissione incontrai una credente giapponese. Era venuta in Italia per far visita ad una sua amica italiana, che abitava nello stesso edificio dove vivevo io, nella periferia di Bologna. Ora posso dire con quale precisione il Signore preparava tutte le cose perché incontrassi e ricevessi la Sua testimonianza. Dopo quell’incontro, continuai a vivere come prima, ma in me nacque un desiderio di conoscere la verità. Lessi moltissimi libri di filosofia, specialmente di scrittori esistenziali. Molte parole erano sì convincenti, ma non riuscivano a liberarmi del peso che opprimeva il mio cuore.
Dopo un anno anche quella credente si trasferì definitivamnete in Italia e cominciò a frequentare la mia stessa scuola. Un giorno mi prestò la Bibbia ed io cominciai a leggerla dal libro dell’Ecclesiaste. Mi colpì profondamente l’espressione: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Sembrava di leggere la diagnosi completa del mio stato interiore, che mi sforzavo tanto di esprimere per mezzo dell’arte. Continuai a leggerla intensamente anche se non capivo niente o la interpretavo in modo egoistico.
Dopo circa un anno iniziai a frequentare la chiesa di Bologna. Considerando la grande confusione religiosa che c’è nel mondo e la completa ignoranza in cui mi trovavo, non ho parole sufficienti per esprimere il mio ringraziamento al Signore per la Sua provvidenza. Infatti, non era difficile che mi fossi illuso per la bellezza degli edifici e delle opere d’arte, o la maestosità dei riti, o il fascino di qualche personaggio vivo o già morto, o la presunzione degli insegnamenti tradizionali, o il potere della “maggioranza”, ma senza conoscere realmente Colui che è venuto nel mondo per salvare i peccatori come me: Gesù Cristo vivente! Il Buon Pastore dell’anima mia, però, mi ha condotto per i sentieri di giustizia dandomi prima la Sua Parola, la Bibbia, e poi un’assemblea di nati di nuovo guidata da un ministro fedele e attaccato alla sana dottrina.
Continuando a partecipare ai culti, in una riunione, mentre cantavo l’inno n. 501: “Tristi e solitari dì”, sentii per la prima volta la presenza del Signore e scoppiai a piangere. Era veramente meraviglioso sapere che Gesù fosse il vero amico del mio cuore. Da quel giorno in me nacque il desiderio di seguirLo, ma non sapevo ancora come fare e mi sforzavo di osservare i Suoi insegnamenti con le mie forze. Il risultato era terribile. Pensavo che il Signore “azzerasse” i miei peccati con le opere giuste che mi illudevo di aver compiute. Invece, più mi sforzavo di compiere il bene, maggiore diventava la tremenda realtà del mio peccato!
Durante un culto, dopo aver ascoltato la predicazione, mentre pregavo, mi resi conto di essere respinto dal Dio tre volte santo a causa del mio peccato, mentre ero impotente a liberarmi come il ladrone crocifisso. Allora confessai il mio peccato e il mio orgoglio, chiedendo perdono a Dio. In quel momento ebbi la sensazione come se Gesù fosse accanto a me. Non era una visione, ma compresi per la prima volta il significato dell’espressione “Cristo è morto per noi”. La Sua resurrezione, la Sua Divinità, la nuova nascita e insomma tutte le dottrine importanti della Bibbia, che prima erano incomprensibili o almeno non sperimentate, ora divennero certezze. Gesù mi salvò dalla condanna che meritavo, morendo sulla croce al posto mio per condannare una volta per sempre il mio peccato! E io stesso morii crocifisso con Lui! E come Gesù risuscitò dalla morte, anch’io risuscitai con Lui in novità di vita! Che opera meravigliosa ha compiuto il Redentore!
In seguito il Signore mi battezzò nello Spirito Santo secondo la Sua promessa, un mese prima del battesimo in acqua, confermando la Sua signoria nella mia vita. Mentre prima il mio “io” era al centro e l’obiettivo della mia vita era il mio benessere interiore, ora invece il Signore è al centro dell’universo e la Sua gloria è divenuta il vero scopo della mia vita.
Per diversi anni ho continuato a testimoniare ciò che Dio ha compiuto nella mia vita per mezzo delle opere d’arte, mentre tenevo molte mostre in varie città d’Italia. Durante quel periodo, però, il Signore suscitava in me il desiderio di servirLo secondo la Sua Parola. Infatti è scritto; “… è piaciuto a Dio nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione” (I Cor. 1:21).
Nel 1999 mi sono sposato (quella credente che mi testimoniò è divenuta mia moglie) ed ora serviamo il Signore insieme. Quest’anno il Signore mi ha dato opportunità di frequentare Istituto Biblico Italiano per approfondire la conoscenza della Sua Parola. Il mio unico desiderio è di essere fedele fino alla fine a Colui che mi ha amato tanto e ha dato quanto aveva di più prezioso.
Itaru Miyasaka