Credevo che il mio fidanzato fosse cristiano
Sono cresciuta in un piccolo paese, in una famiglia con cinque figli. I miei genitori erano buoni verso di
noi ed io ero felice. Fino all'età di 18 anni la mia vita era trascorsa senza balzi ed eccitazioni: nessun melodramma, nessun passo falso.
Sebbene i miei genitori vivessero una vita esemplare, tuttavia non esigevano che noi ragazzi frequentassimo regolarmente la Scuola Domenicale. Mi mancavano i primi ammaestramenti cristiani e
molte volte questa mancanza si faceva sentire nei momenti di crisi.
Un giorno lo zio Edoardo, fratello minore di mio padre, si ammalò gravemente e fu ricoverato in
ospedale. Riconobbe il bisogno della salvezza ed accettò Gesù come suo personale Salvatore e Dio
risparmiò miracolosamente la sua vita. Divenne un buon cristiano e cominciò a testimoniare ai miei
genitori e li esortò a portare in chiesa tutta la famiglia. Come risultato, tutti noi cominciammo a frequentare la Chiesa della nostra città. Una domenica mattina, alla chiusura del servizio, io ed il resto
della famiglia, consacrammo la nostra vita a Cristo. Quale cambiamento portò nella nostra famiglia!
La nostra vicina di casa, che era cristiana, ci veniva a trovare spesso ed io ricordo che mi diceva: "Qualunque cosa tu faccia, quando penserai di sposarti, sii
sicura di scegliere un uomo cristiano. Tu sai
che mio marito non è salvato. La mia vita è sempre stata amareggiata per questo motivo". "Non ti preoccupare, le rispondevo, questo non mi accadrà mai". Ma mi accadde prima che me ne rendessi
conto.
Avevo un'amica che frequentava la mia stessa Chiesa. Una domenica pomeriggio mentre mi trovavo a
casa sua per una visita, notai la foto di un soldato sul pianoforte. "Quello è mio fratello", mi disse l'amica.
"È un bel giovane vero?" Una persona mi suggerì di scrivergli. Avevo 18 anni allora. Durante il mese di Giugno lui venne a casa per una licenza. Era molto più bello che in fotografia. Mi chiese se volevo uscire con lui e da quel momento in poi eravamo sempre insieme. Non mi meravigliai quando Martino mi chiese
di sposarlo, anche se ci conoscevamo solo da due settimane: io gli dissi di sì.
Tornato al servizio militare, gli scrissi ogni giorno. Le sue lettere invece erano rare e notai che erano
prive di contenuto spirituale. Questo fatto mi diede un pò da pensare, ma poi non ci feci più caso.
Martino ritornò a casa dopo un anno e ci sposammo.
Due settimane dopo il suo atteggiamento e la sua condotta cambiarono.
Una domenica mattina si
presentò per la colazione in calzoncini e maglietta. "Non vieni alla scuola domenicale?" gli chiesi "Con
questa acconciatura?", mi rispose. Era la prima volta che si mostrava scortese con me. Gli chiesi il perchè.
Il suo viso era nervoso e teso.
Era un uomo completamente differente da quello calmo, felice e sereno
che avevo conosciuto durante le due settimane precedenti. "Perché", rispose "non voglio immischiarmi
con una massa di ipocriti. E poi non sono il santo che tu credevi". Da quel momento in poi non venne più
in Chiesa con me. Il mio cuore si riempì d'amarezza. Egli non era affatto quello che aveva preteso di essere. Ed io non mi
ero presa il tempo necessario per conoscerlo veramente.
Ero stata con lui solo 45 giorni, prima che ci sposassimo. Mi ero sposata con un giovane che non era
salvato ed io avevo detto che non sarebbe potuto accadere a me. Martino cominciò a bere ed ha bevuto sempre da allora. È cinico verso la religione. Nessuno può comprendere i problemi di una famiglia separata
a meno che non l'abbia sperimentati.
Abbiamo due bambini pieni di salute e di intelligenza. Nessuno dei due è grande abbastanza da
comprendere perchè il padre non viene a casa, sera dopo sera. Ma il più grande comincia a sospettare.
"Che dovrò dire quando me lo domanderà?" La preoccupazione di avere una casa rovinata, si riflette su
me e sui miei figli. Quando Martino se la prende con me, beve, rimane assente da casa per molti giorni
e si mostra intrattabile. Mi ritrovo inconsciamente a prendermela con i bambini, tanto da dover poi
cadere in ginocchio e chiedere perdono a Dio.
"Perché non ti separi da tuo marito?" mi hanno suggerito alcuni amici. Io non credo nel divorzio.
Come l'apostolo Paolo ha detto "la moglie è legata per legge tutto il tempo che suo marito vive"
(1 Corinzi 7:39). La Parola di Dio dice: "La donna che ha un marito non credente se egli consente d'abitar con lei, non lasci il marito" (1 Corinzi7:13). Andare contro questo semplice comandamento, sarebbe
peccare contro Dio.
Poi c'é la faccenda degli amici. Martino non ha niente a che fare con i miei amici cristiani. Io esito ad invitarli a casa per paura che lo trovino a bere o che possa insultarli. Sento molto la mancanza dei fratelli
e delle sorelle. Ci sono delle circostanze in cui tutti noi abbiamo bisogno del conforto e dell'incoraggiamento degli amici. Io sono priva di questo, a causa della mia situazione familiare.
Certamente ho poco in comune con la specie di persone che Martino invita a casa. Potete ben immaginare com'é l'atmosfera quando loro sono intorno.
Il nostro programma domenicale, suppongo, è simile a quello di molte case in cui i genitori vivono in
due mondi differenti. Io preparo i ragazzi per la Chiesa e la Scuola Domenicale, mentre Martino dorme.
Quando ritorno, lui è pronto per andare in posti dove io per convinzione non posso andare e così passa
una domenica dopo l'altra.
Qualche volta il risentimento si accende nel mio cuore. Vedo intere famiglie sedute insieme in Chiesa: famiglie felici. Ed io sono lì, sola, preoccupata di tenere quieti due ragazzi pieni di energia. Non ho
mai goduto alcuna felicità nel mio matrimonio. È vero che i ragazzi portano felicità, ma questo é contrapposto al timore che ho per loro e per il loro futuro, se Martino rimane inconvertito ancora per
molto tempo.
Con i nervi tesi, certe volte arrivo ad un punto cruciale e grido: "Devo soffrire tutta la vita per scontare
uno sbaglio?" Comprendo che la mia vita spirituale ne ha sofferto. Ho trascurato cose importanti. Non
sono la cristiana che dovrei essere e non posso neanche servire il Signore pienamente come dovrei.
Quando sposai Martino, non sposai la sua incredulità, ma è difficile impedire al suo cinismo d'intromettersi nei miei pensieri. Non possiamo separare coloro che Dio ha congiunto e non tocca a noi congiungere
coloro che Lui ha separato. Dio non approva questi matrimoni, la Sua Parola è esplicita
(Deuteronomio 7:3-4; Amos 3:3; 1Corinzi 6:14-16; Giacomo 4:4) e Lui conosce il motivo. Lui conosce la crudeltà inevitabile, l'angoscia e le ferite profonde, inguaribili che risultano da entrambe le parti.
Non credo che potrei farmi coraggio, se non avessi la certezza che un giorno Martino verrà salvato.
Penso che ogni pastore dovrebbe consigliare i giovani prima che si sposino. Il pastore che ci ha sposato,
non ci aveva mai dato una parola di consiglio o di avvertimento. Non ci chiese neanche del nostro stato spirituale. Se un consiglio ci fosse stato dato, ci sarebbe stato d'aiuto.
La cosa più importante per i giovani é di sapere con certezza, prima di sposarsi, se sono tutti e due
cristiani e se hanno gli stessi interessi nella vita.
Ecco le sagge parole di un pastore: "Devi essere sicura che il tuo fidanzato sia un vero credente in Cristo Gesù. Non aspettare prima che il fidanzamento si sviluppi, perchè poi sarai troppo debole per troncarlo. Anche quando sei sicura, devi pregare per il tuo fidanzato e per il tuo matrimonio".
Tratto da: Risveglio Pentecostale n°7 Agosto 1991.