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Charles E. Greenaway (1918-1993)

Charles E. Greenaway era nato il 13 ago­sto 1918 a Madera, Pennsylvania, da una famiglia originaria dell'Irlanda.

Ecco la ricostruzione di alcuni stralci significativi: “Non sono molto anziano, non ho 100 anni, ma sono molte volte bisnonno, e ho predicato l’Evangelo per 55 anni. Ho avuto il privilegio di annunciare Cristo in ogni continente eccetto l’Antartide. Ho predicato ad ogni cultura del mondo ed in ogni stato d’America. In tutto il mondo esistono 225 nazioni; ne ho visitate 170 e vi ho predicato Cristo. Potrei parlarvi di 60 anni di storia di questo movimento. Ho conosciuto i pionieri di questo movimento di risveglio che sono quelli che mi hanno incoraggiato: li amavo tutti!

Dal  1949 sono entrato in contatto con l’opera di Dio in Italia e sono testimone di ciò che Dio ha compiuto in questa nazione.

Molti anni fa giunse in America una famiglia proveniente da Roma e si trasferì nella zona più povera della città [Philadelphia, Pa, n.d.r.]. Non parlavano una parola di inglese ne il padre ne la madre. Nella casa accanto alla loro viveva un rigattiere; comprava ferro vecchio, motori vecchi... sembrava proprio un ‘robivecchi’ e il cortile della casa dove abitava era pieno di rottami. Ma una sera, questo rigattiere entrò in una piccola sala di una comunità pentecostale ed il Signore lo salvò; poco dopo fu battezzato nello Spirito Santo e disse al Signore di non voler più fare il ‘robivecchi’, esprimendo il desiderio di fare qualcosa per Lui. Disse. ‘Cosa posso fare per te Signore?’.
E la risposta fu: ‘Va da quella famiglia ita­liana che è venuta ad abitare accanto a te, diventa loro amico e portali in chiesa, perché si convertano a Me’. ‘Signore, Tu sai che non parlano inglese, come farò?’. ‘Va e trova qualcuno che parli italiano’. ‘Signore chiama qualcun altro!’ E Dio gli rispose. ‘No, devi andarci tu’. Allora escogitò un metodo per entrare in contatto con questi vicini italiani. ‘Bene’ disse fra se, ‘preparerò una torta, e una torta è sempre buona e gradita’. Perciò preparò la torta, e tremando, perché non sapeva cosa doveva fare, picchiò all’uscio di quella casa. Entrò, il rigattiere non poteva farsi capire e quelli non potevano parlare con lui. Offerse loro la torta e sorrise, gli italiani a loro volta sorrisero, e stettero così per circa 15 minuti.
Quando tornò a casa disse: ‘Meno male anche questa è fatta, ora me ne starò tranquillo, ma il Signore gli suggerì: ‘La settimana prossima visitali di nuovo’. Che fare? Preparò un’altra torta, e tornó a visitare quella famiglia. Si sorrisero ancora e queste visite durarono per molti mesi.
Alla terza volta che il robivecchi li visitò offrendo ancora una torta, la famiglia di italiani a loro volta gli offrì una insalatiera di pasta e questi scambi conti­nuarono per molti mesi.

Una sera, dopo un pò di tempo, cominciò a parlare fa­cendosi capire a segni. Poi co­minciò a pregare con loro, anche se non capivano quello che diceva, per rispetto chiudevano gli occhi, fino al punto che il rigattiere riuscì a condurli al culto. Il predicatore avrebbe potuto predicare come un arcangelo, ma la famiglia di italiani non comprese neanche una parola. Ma lo Spirito del Signore, che dovrebbe essere sempre presente in tutte le nostre riunioni, può operare miracolosamente nei cuori. Quegli italiani ben presto si convertirono e poi furono battezzati nello Spirito Santo.
Questi coniugi avevano un figlio, si chiamava Arturo, era un delinquente. Era un capellone, con un classico viso italiano ed i capelli neri. Apparteneva alla malavita, era un violento, portava sempre la pistola, si ubriacava, e tutti avevano paura di lui. Ma un giorno il Signore suggerì al rigattiere: ‘Fa in modo che entri in chiesa, portalo al culto’, ma con insistenza il Signore lo spingeva a condurlo in chiesa. Alla fine, quel credente ubbidì e così riuscì a condurre Arturo al culto. Si recò in chiesa per compiacenza, altezzosamente si sedette in fondo alla sala e disse fra se. ‘Sto fino a quando chiu­dono gli occhi per pregare, poi me ne vado’. Ma non potè muoversi, lo Spirito del Signore cominciò ad operare nel suo cuore e ad un tratto Arturo corse all’inginocchiatoio e gridò. ‘Signore abbi pietà di me, sono un peccatore’, e quellà sera fu gloriosamente salvato.

Dopo il battesimo nello Spirito Santo sentì la vocazione di predicare l’Evangelo e divenne un evangelista.
Un giorno Arturo Vespa venne a predicare nella nostra zona. Allora ero ancora un ragazzaccio irlandese scatenato. Un giorno passai dinanzi alla chiesa dove Arturo Vespa stava predicando, non volevo entrare, ma lo Spirito Santo mi spinse a farlo e mentre stavo ascoltando il messaggio, qualcosa mi afferrò. Arturo vespa scese dal pulpito, giunse fino in fondo alla sala, dove mi trovavo, mi poggiò la mano sulla spalla e mi disse: ‘Vieni’, e mi condusse avanti e rimase accanto a me mentre pregavo. Il rigattiere aveva ubbidito a Dio e quei genitori furono salvati, Arturo Vespa fu salvato, poi anch’io ho sperimentato la salvezza, ora mio figlio è salvato ed è un predicatore dell’Evangelo e anche suo figlio sarà un predicatore dell’Evangelo. Per il ministerio di Arturo Vespa oggi pre­dico l’Evangelo.

Poi andai alla scuola biblica, la chiamata di Dio al ministerio era forte nel mio cuore, ma non sapevo quello che avrei potuto e dovuto fare. Mi diplomai in quella scuola biblica, e tornai a casa, ero povero, veramente povero e non sapevo come Dio poteva usarmi. Non avevo più sentito parlare di Arturo Vespa, non sapevo più nulla di lui, ma Kennett Wilkerson, il padre di David Wilkerson, mi disse. ‘Vado a Lancester, in Pennsylvania per un convegno, perché non vieni con me?’.

Andai, e per tre giorni pregai: ‘Signore fa che qualcuno mi aiuti e mi inviti ad esercitare il ministerio in qualche posto’. L’ultima sera il convegno era finito, tutti erano andati via, ero rimasto solo in quella sala e pregavo piangendo: ‘Signore, so che mi hai chiamato a servirTi, ma come mai nessuno mi vuole, nessuno mi incoraggia?’. Ecco che all’improvviso la porta della sala si riaperse e Arturo Vespa entrò, venne accanto a me e mi disse: ‘Charles, stavo andando a casa stasera, ma il Signore mi ha parlato e mi ha detto di tornare indietro. Sono venuto per te, prendi le tue poche cose e vieni in città, abbiamo in programma di costituire cinque comunità nel centro e ho bisogno di te’.”
Da queste umili origini Charles Greenaway iniziò il suo ministerio evangelistico prima e missionario poi.
Nel 1940, nel corso di alcune campagne evangelistiche nell’Alabama, incontrò Mary Louise Dubose, di origine francese, figlia di uno dei pionieri delle comunità pentecostali in quello Stato. Donna di grandi doti, con una cultura superiore, in seguito insegnerà in alcune Università degli Stati Uniti. Si sposarono e nel 1944 avvertirono la chiamata a svolgere un’opera missionaria nell'Africa occidentale, nonostante la apparente fragilità di Mary che sembrava renderla inadatta alla vita disagiata della missione. Insieme sono stati i pionieri delle chiese delle Assemblee di Dio degli at­tuali Stati africani del Burkina Faso (ex Alto Volta), del Togo e del Benin (ex Togo-Dahorney) e del Senegal.

Nel 1949, durante una breve visita in Gran Bretagna, Charles Greenaway fu uno dei predicatori alla Conferenza della Comunione Pentecostale del Regno Unito, e chi scrive, allora studente presso l‘IBTI, ebbe per la prima volta il privilegio di godere del suo peculiare ministerio della Parola.

Nella Conferenza Generale delle Assemblies of God tenutasi ad Atlanta, Georgia, nel 1953, all’epoca ancora missionario in Africa Occidentale, Charles Greenaway fu invitato a rivolgere un appello per raccogliere offerte a favore dell'opera missionaria estera. La risposta fu unanime ed entusiasmante, mai prima di allora si ebbe una raccolta tanto copiosa. Un partecipante scriveva: “Giovani di talento e di esperienza risposero all’appello per essere inviati a coloro che non avevano mai udito il nome di Gesù. Ci sembrò che quella Conferenza Generale fosse stata organizzata soltanto per questo momento di consacrazione”.

Da allora, Greenaway divenne noto in tutte le chiese delle Assemblies of God per la sua predicazione e per la sua capacità di incoraggiare l’interesse per le missioni. Accettando di prolungare il periodo di licenza dal campo di missione in Africa per svolgere un'attività itinerante tra le chiese AoG per il programma nazionale missionario “Global Conquest” (Conquista Globale).

Nel 1965, nell’ambito del Dipartimento della Missioni estere, assunse la direzione della zona Eurasia. Nonostante avesse iniziato il proprio servizio missionario nel Burkina Faso, in Africa Occidentale, sottolineò con fervore, dinanzi alle chiese AoG in America, l’importanza dell'evangelizzazione in Europa, nel Medio Oriente, nell’Asia meridionale.
Fu uno dei primi a riconoscere che il vecchio continente europeo si era tanto secolarizzato da divenire un nuovo, grande campo di missione. Con la sua visione, nel 1969 incoraggiò la trasformazione della scuola Biblica delle Assemblee di Dio del Belgio nel Continental  Bible College, che poi fu trasferito a Bruxelles, nel 1977. Qui si costituì, su suo suggerimento, anche la sede internazionale dell’lCI (Istituto di Corrispondenza Internazionale) per la produzione di milioni di corsi biblici, nelle diverse lingue, inizialmente sol­tanto a carattere evangelistico.

Nel periodo del suo mandato i rapporti con le Assemblee di Dio in Italia sono stati sempre cordiali e generosi. Animato da una visione ampia dell’opera di Dio, sostenne sempre l’assoluto rispetto della cultura e dei metodi di lavoro spirituali di carattere nazionale, cercando con ogni mezzo di incoraggiare la diffusione dell’Evangelo in Italia. Già nel 1965, prese parte al Secondo Congresso Evangelico Italiano e predicò un messaggio incorag­giante ed equilibrato ai rappre­sentanti di tutte le chiese evangeliche italiane.

Fu il predicatore ufficiale al Convegno Pastorale del 1978, tenutosi a Crotone e fu uno strumento di grande benedizione per tutti i presenti.

Quando, nel 1983, per raggiunti limiti di età, lasciò la dire­zione di Eurasia presso il Dipartimento delle Missioni estere. Ormai libero da impegni direttivi, continuò il proprio ministerio evangelistico ed edificativo soprattutto negli Stati Uniti, ricevendo sempre numerosi inviti per partecipare a Conferenze Missionarie. Si calcola che attraverso gli anni abbia predicato in oltre 800 conferenze missionarie.
Nel marzo 1990, in occasione del 50° anniversario del loro matrimonio, i coniugi Greenaway tornarono in Europa e visitarono nuovamente nazioni e chiese dove avevano svolto il loro ministerio. In quell’occasio­ne avemmo la gioia di riascoltarlo e fu invitato per altre tre volte in concomitanza con il Convegno Pastorale del 1990 e gli Incontri Nazionali Giovanili del 1991 e 1992.

La spontaneità del suo ministerio della Parola, il suo gioioso metodo di presentarla, gli appelli alla consacrazione, non potranno essere facilmente dimenticati da migliaia di partecipanti. di giovani e meno giovani. La sua amabilità e la sua generosità manifestate attraverso gli anni a favore dell’opera di Dio, saranno indimenticabili.

Prima della sua ultilna visita, nel 1992, aveva subito un gravissimo intervento a “cuore aperto”, tuttavia, anche se non proprio in forze, venne in Italia e Dio lo usò potentemente. A dicembre fu necessario ricoverarlo di nuovo e subì un altro difficilissimo intervento cardiaco, dal quale non si è più ripreso. Nel mese di giugno, disse alla figliola di contattarci a mezzo fax, richiedendo preghiere, perché diceva: “Non è possibile che non debba tornare a predicare”.

Nel frattempo anche la sua fedele consorte, già molto debole nel fisico, si era ammalata; infatti è stata richiamata alla casa del Padre una settimana prima di lui, Sabato 31 Luglio u.s., anche il generoso cuore di Charles Greeaway che aveva tanto amato l’opera del Signore e le missioni ha cessato di battere. Nelle sue ultime volontà aveva lasciato scritto che il suo funerale si sarebbe dovuto trasformare in una riunione a carattere missionario della quale si doveva raccogliere l’offerta da devolvere alle miss­ioni estere, cosicché fino all’ultimo è rimasto fedele all’originale impostazione del suo ministerio e alla passione missionaria e lo ha spinto a donare la sua intera esistenza per le anime perdute.

Quello stesso giorno si era tenuto il funerale di Mary. Come erano stati uniti nella vita terrena e nel ministerio per 60 anni, così, insieme, sono entrati nel riposo di quanti hanno fedelmente servito il Signore. A noi rimane il ricordo e l’esempio di generoso servizio dei Greenaway, che potranno essere un incentivo per vivere una vita consacrata a Colui che continua a compiere le Sue opere “non per potenza, ne per forza, ma per lo  Spirito Suo”.

Tratto da Cristiani Oggi, 16-30 Settembre 1993

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