Il Ricco e Lazzaro (Luca 16:19-31)
Un contrasto in questa vita (Luca 16:19-21)
Per capire la ragione per la quale Gesù raccontò questa storia, è necessario leggere i versi 13 a 17 dello stesso capitolo 16 di Luca, nei quali i Farisei si facevano beffe di Gesù perché affermava che non si può servire contemporaneamente a Dio e alle ricchezze. I Farisei consideravano le ricchezze un segno della benedizione di Dio e pensavano che un ricco era più giusto di un povero. Gesù per dimostrare quanto si sbagliavano, raccontò loro la storia del ricco e del povero Lazzaro.
Ascoltiamo Gesù: „C‘era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno godeva splendidamente; e c‘era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri, e bramava di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri“ (Luca 16:19-21).
Il contrasto
Quale contrasto tra il povero Lazzaro pieno di ulceri ed affamato e i sontuosi banchetti di questo ricco. Il ricco viveva nell‘abbondanza, „godeva splendidamente“, aveva tutto quello che desiderava, viveva senza pensieri per il presente e senza preoccupazioni per il futuro. „Uomo fortunato“, si direbbe oggi.
La vita sbagliata del ricco
Dio considerava sbagliato il modo di vivere di quest‘uomo, non perché era ricco. Abramo, Isacco, Giobbe... erano ricchi, ma erano generosi, giusti e timorati di Dio. Per questo ricco, invece, la vita significava vestiti, cibo, piaceri, posizione sociale, e niente più.
Un reietto della società
Alle porte della casa del ricco giaceva un certo Lazzaro, povero, malato, pieno di ulceri che lo rendevano ripugnante. In aggiunta alla sua malattia, che i Farisei consideravano una prova del giudizio di Dio, c‘era la prova di dover mendicare.
Il centro di questa storia
Il centro di questa storia non è Lazzaro, ma il ricco. Dio permise che Lazzaro restasse in quella condizione per mettere alla prova il ricco. Il ricco conosceva molto bene il mendicante che giaceva alla sua porta poiché sapeva il suo nome (Luca 16:24). Nel Vangelo sta scritto: „Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato“ (Giacomo 4:17), e „Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse“ (Luca 12:47).
Un contrasto nella morte
Trasportato dagli angeli (Luca 16:22)
Quando il povero Lazzaro morì, sembra che non ci fu alcun funerale. Il passato fu dimenticato e gli angeli lo portarono nel seno di Abramo, in Paradiso (cfr. II Corinzi 12:1-4).
Morto e sepolto (Luca 16:22b)
La morte non ha preferenze. Chiama il povero come il ricco. Dopo Lazzaro venne anche per il ricco il tempo di morire. La sola cosa differente fu il funerale. Il ricco aveva certamente acquistato e preparato da tempo una tomba costosa con incisa un‘iscrizione per ricordarlo. Una lunga processione di amici e parenti seguiva il feretro, ma non vennero angeli a prenderlo per portarlo in Paradiso. È detto soltanto che „fu seppellito.“
Un contrasto per l‘eternità (Luca 16:23-31)
Una divisione normale (Luca 16:22-25)
Immaginate quanto sorpreso e colpito rimase il ricco quando si trovò nel luogo dei tormenti. 'E nell‘Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: „Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell‘acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma“' (Luca 16:23,24).
La condizione del ricco dopo la morte cosa ci fa notare?
Egli soffriva. La Bibbia dice chiaramente che l‘inferno esiste ed è un luogo di tormenti (Luca 26:24; Isaia 66:24; Marco 9:43,44,46,48; Matteo 25:41; Apocalisse 20:10). Egli soffriva per il rimpianto, il rimorso, il ricordo e l‘angoscia. I ricordi rendevano più amara la sua sofferenza. La sua sofferenza era aggravata dal fatto che egli poteva vedere al di là della grande voragine e rendersi conto che aveva perduto la gioia del Paradiso.
Una voragine invalicabile (Luca 16:26)
La Bibbia ci avverte ad avere un rapporto di ubbidienza e di fede con Dio se vogliamo sfuggire alle sofferenze dell‘inferno. La Bibbia ci avverte che una volta nell‘inferno non c‘è nessuna possibilità di uscirne. „Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero di qui passare a voi non possano, né di là si passa da noi“ (Luca 16:26). La vita può procurarci anche gravi sofferenze, ma alla fine Dio ci darà la ricompensa.
La preoccupazione e il ricordo (Luca 16:27-31)
Il ricco era cosciente perché ricordava che a casa di suo padre aveva lasciato cinque fratelli. Infatti disse ad Abramo: „Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento“ (Luca 16:27,28). Chiedendo ad Abramo di mandare Lazzaro ad avvertire i suoi fratelli, affermò che le Scritture non erano sufficienti per condurre gli uomini alla salvezza. Dicendo che un miracolo avrebbe potuto convincere i suoi fratelli, insinuò che egli stesso non era stato avvertito. Quindi, accusò Dio di non aver mandato nessuno dai morti a dirgli che l‘inferno era un luogo di tormento.
La risposta di Abramo (Luca 16:31)
'Abramo rispose: „Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita“' (Luca 16:31).
„La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla Parola di Cristo" (Romani 10:17).